Giuseppe, originario di Castelnuovo d’Asti, dopo le scuole pubbliche, entrò in seminario, senza spiccare tra i compagni per doti speciali: prete a ventidue anni, un solido ascendente sui compagni, uno stile di vita austero, dolce e buono, un novello san Luigi, si disse. Entrò come allievo nel convitto torinese del teologo Luigi Guala, divenendo insegnante di morale, direttore spirituale e rettore. Lo chiamavano ovunque a predicare, restava in confessionale ore e ore, assediato da una folla di penitenti. Un incontro con don Cavasso cambiava la vita: se non lo si trovava in cattedra o in chiesa, lo si incontrava nelle carceri con i detenuti. Si faceva loro fratello, confidente, consolatore.