Lea era una donna romana sposata a un ricco patrizio che le garantì agiatezza e onori. Rimasta vedova, tuttavia, si sottrasse a quella vita che ormai considerava fatua, per un fenomeno di pazzia, si disse, “santa pazzia”, come la definì San Girolamo.
Libera da impegni, si fece prigioniera; padrona si umiliò schiava, gaudente si inflisse penitenze. Visse nel suo palazzo come in un monastero con altre “nobili e spirituali fanciulle” avendo come dimora una cella . Alla morte, scrive San Girolamo, “ dai cori degli Angioli, Lea fu scortata nel seno di Abramo”.