Giuseppe, uomo ricco e onorato, proprietario terriero, membro del sinedrio, aspettava il regno di Dio, come ebreo credente la cui fede nella speranza di Israele si traduceva nella simpatia verso Gesù e nel dissenso per la sua condanna. Matteo lo definisce un discepolo del rabbì di Nazareth e Giovanni aggiunge ‘di nascosto per timore dei Giudei’. La sua figura emerge in occasione della sepoltura di Gesù quando andò da Pilato per chiederne il corpo, rischiando la complicità la qual cosa poteva esporlo al rischio di subire lo stesso martirio. Inoltre il contatto con il cadavere gli avrebbe impedito di celebrare la Pasqua ebraica. Si fece aiutare da Nicodemo e poi si distaccò dal sistema cultuale ebraico per celebrare la gloriosa vittoria del Crocifisso.