San Bernardo a Serniga

Serniga (m. 429 s.l.m.), frazione di Salò, è posta sul fianco destro della valle percorsa dal torrente Barbarano.

In latino era denominata Sernigae; Senichia nel sec. VIII; Sernicha in un documento del 1215; Serniga in un atto del 1616. Sembra che il nome derivi da quello di un proprietario di terreni in epoca romana. Lo storico Olivieri, tuttavia, è incerto fra il personale latino Sarnius e il nome personale etrusco Cerna. continua...

Gli abitanti erano: 60 nel 1658; 68 nel 1727; 73 nel 1729, nel 1791 e nel 1805; 80 nel 1819, nel 1835 e nel 1849; stessa popolazione nel 1858 e nel 1868; 75 nel 1875, nel 1887, nel 1898 e nel 1908; 140 nel 1913; 62 nel 1926; 76 nel 1939 e nel 1949; 103 nel 1963; 45 nel 1971; 70 nel 1981 e nel 1991; stessa popolazione (all'incirca) segnalata nel censimento del 2001. Sono dati statistici che testimoniano la persistenza di un discreto nucleo di persone negli ultimi quattro secoli. 

 

Il piccolo borgo è raccolto entro la corona di monti che vanno dal S. Bartolomeo al Pizzoccolo, ai piedi di una deliziosa chiesetta che lo sovrasta e lo protegge. Tutt'intorno si estende quel suggestivo ambiente gardesano che il letterato Jacopo Bonfadio, di ritorno da Padova verso la metà del Cinquecento, descrisse ricco di "aranci, limoni e cedri, de' boschi d'ulivi e lauri, e mirti, de' verdi pascoli, delle vallette amene e de' vestiti colli, e de' rivi e de' font". Egli commentò cotanta bellezza con parole rimaste famose: "Non aspettate che vi dica altro, perchè quest'opera è infinita, come opera infinita è quella delle innumerevoli stelle dell'ottava sfera" (a Messer Plinio Tomacelli, in Lettere familiari di Jacopo Bonfadio da Gazano sulla Riviera di Salò. Opera data alla luce dall'abate Antonio Sambuca, Brescia, Jacopo Turlini, 1746. Citata da Attilio Mazza in "Santi e tradizioni del Garda", Ateneo di Salò, 2004). 
Lo storico bresciano Paolo Guerrini, a proposito di Serniga, ha lasciato scritto che «La storia religiosa e civile di questo altopiano risale al sec. VIII come quella dell'altro vicino altipiano di S. Michele, in Val di Sur, sopra Gardone». I documenti dei sec. IX e X del monastero di S. Giulia ricordano le antiche possidenze di questo monastero intorno a Salò, e fra queste si trova la corte di Cervinica che corrisponde all'attuale nome di Serniga e (che) fa pensare all'esistenza di cervi vaganti nelle foreste del monte S. Bartolomeo e che dovevano attirare la passione della caccia grossa dei notabili longobardi. 
Il famoso "Polittico", purtroppo incompleto, che descrive minutamente i redditi delle possessioni monastiche di S. Giulia, dopo la descrizione di quelle di Nuvolera e di Nuvolento (S. Giulia di Paitone, o Baitone) mette in "curte cervinice" (che l'Odorici ha confuso con Cerveno di Val Camonica) due case e due camminate, redditi abbondanti di vino, di olio, di grano, di animali domestici, di maiali che dovevano essere dati al monastero dai nove "prebendarii" che coltivavano quei fondi. 
Strutture altomedievali sono emerse in tempi recenti. Sempre in epoca medievale esisteva, a quanto registra Paolo Guerrini, un mulino e una "Silva infructuosa" nella quale i contadini potevano liberamente tagliare legna per usi domestici e per la locale piccola industria delle scandole. 
Sono note anche le osterie di Serniga: "La Crocetta", chiusa qualche anno fa, e la "Montesei". Di rilievo il "Conventino", nel quale furono trovati affreschi di buona fattura raffiguranti la caccia. Interessante, nei dintorni, anche la cascina "Sale". A valle della frazione, sulle sponde del Barbarano, frane ripetute hanno richiesto provvedimenti di regimazione idraulica anche in anni recenti. 
All'interno dell'abitato sussiste il fabbricato già adibito a scuola elementare e un'antica sorgente zampillante entro una caratteristica nicchia. 
La vita religiosa di Serniga si è svolta sotto la protezione di S. Bernardo, invocato dalle popolazioni contadine per lo più appartate su alture. La viva devozione al Santo è confermata dall'antica sagra del 24 agosto, un tempo frequentata dalle popolazioni circostanti, citata dallo storico Bonfadio in un'opera del 1569 e dal Cattaneo nel 1719 (che la giudica "bellissima"). 
La chiesetta di S. Bernardo di Chiaravalle, appartenente alla Pieve di Salò ed in curazia della stessa, venne resa autonoma per decreto di S. Carlo Borromeo nel 1580. Più recentemente a Serniga venne unita anche la parrocchia di S. Bartolomeo. Sul territorio di pertinenza della parrocchia funzionò, per alcuni anni, un seminario di Padri Trinitari. Venne ufficiata, fino a qualche tempo fa, dai Padri Piamartini di Maderno. Attualmente dipende dalla Chiesa di S. Maria Annunziata di Salò. 
Nel 1717 la chiesa era dotata di due altari dedicati rispettivamente all'Immacolata Concezione ed alla Madonna del Rosario. Entrambe le pale sono opera del pittore benacense Andrea Bertanza, morto in occasione di quella peste che, nel 1630, non aveva risparmiato nemmeno i paesi della Riviera Bresciana. 
La prima paletta, olio su tela da cm. 125x185, rappresenta (appunto) l'Immacolata Concezione, l'esaltazione dell'Eucaristia, un Santo Vescovo e Santo Stefano. 
La tela, replica di quella esistente a Fasano, riporta simboli desunti dall'Antico Testamento e dalle Litanie Lauretane: a sinistra il Sol iustitiae, la Janua cœli e il Fons signatus. A destra la Civitas sancta, l'Hortus conclusus, il Templum Salomonis e la Turris davidica. Alcuni dettagli plastici, come il volto paffuto di Maria e i panneggi più pesanti, fanno pensare alla mano di un collaboratore del maestro. 
L'altra teletta ad olio, da cm. 130x160, rappresenta la Madonna del Rosario, con S. Domenico e Santa Caterina da Siena. Il dipinto, in pessimo stato di conservazione, è replica parziale della Pala di analogo soggetto conservata a S. Felice del Benaco. Di quest'ultima è riportato il nucleo centrale. Questa tela è indicativa del successo riscosso dal prototipo e tale da sollecitare la locale Confraternita del Santo Rosario a commissionare al Bertanza questa Pala quasi identica, ma meno complessa perchè priva dei quindici misteri del rosario e, quindi, meno onerosa per le tasche degli iscritti. 
L'esecuzione di entrambe le opere è da ascrivere agli anni '20 del 1600. 
La chiesa presenta un terzo altare, con statua di Madonna col bambino. Esiste anche un piccolo battistero in nicchia. Sopra il battistero, una lunetta (olio su tela) rappresenta il battesimo di Gesù nel Giordano. Attualmente la tela è collocata nella cappella del Battistero del Duomo di Salò. I tre altari sono decorati con stucchi policromi di discreta fattura. Un'altra tela, di discreta fattura, era collocata sulle pareti della chiesa. Le tre opere, per motivi di sicurezza, sono state ritirate e sono conservate presso la Canonica del Duomo di Salò. 
Poco distante da Serniga sorge, in luogo ameno ed mt. 469 s.l.m., in una valletta appartata sita in località Bagnolo, il santuarietto della Beata Vergine di Bagnolo o Madonna del Buon Consiglio. La chiesetta è citata negli atti della visita pastorale del 1684. 
A Serniga, ubicata in fregio alla bellissima strada panoramica collegante Salò a Gardone Riviera, lungo un sinuoso percorso asfaltato realizzato dopo la seconda guerra mondiale e snodantesi su dolci pendici degradanti a lago, esisteva una stazione termo - udometrica facente capo all'Osservatorio Metereologico di Salò, costruito nel 1877 per iniziativa dell'Ing. Carlo Gritti, col concorso dell'Ateneo di Salò e dell'Opera Pia "Carità laicale".