San Bernardino

Nel corso del basso Medioevo Salò godeva di un notevole prestigio sia come centro economico che politico. Regina della Scala, moglie del signore della Riviera, Bernabò Visconti, esercitando la propria sovranità, aveva trasferito la sede giuridico-amministrativa della "Magnifica Patria di Riviera" da Maderno a Salò, probabilmente perchè paese più baricentrico rispetto al contesto.
Il borgo "venne così a trovarsi in una situazione ambivalente di conflittualità nei confronti di Brescia, nella continua tensione al pieno affrancamento, e di dominanza verso i Comuni della riviera di cui doveva contenere le medesime aspirazioni autonomistiche" (Monica Ibsen).
Erano divenuti fin troppo palesi ed insostenibili i contrasti con Brescia; al punto che, durante gli scontri tra Venezia ed i Visconti (1426-1441), i centri capitanati da Salò colsero l'occasione per porsi sotto la protezione della Serenissima, accettando anche che un Podestà veneziano si stabilisse nella città.
Si trattò di un periodo prospero per la cittadina lacustre. La popolazione era aumentata; inoltre si era raggiunta una considerevole stabilità in campo politico ed economico. Anche la vita religiosa cominciava ad essere più partecipata ed attiva. L'erezione di nuove chiese era un segno evidente di questo fervore di rinnovamento cristiano, coinvolgente gran parte degli abitanti.
La situazione di tranquillità stimolò e consolidò una spiritualità molto forte, tanto che molti noti predicatori decisero di portare la loro parola nei centri della Riviera. Già nel 1221 san Francesco d'Assisi, di ritorno dall'Oriente, dopo essere stato a Venezia, fece una sosta anche sul lago di Garda, attratto soprattutto dall'omonima isola: "così lontana dal mondo e nello stesso tempo di facile accesso, in tanto amena posizione, ubertosa, dal clima dolcissimo, gli parve luogo molto adatto per dimora dei suoi frati. Sennonchè la sua povertà non gliene permetteva l'acquisto" (A. Pierconti). Beniamino da Manerba, proprietario dell'isola, decise allora di offrirla in donazione a san Francesco, il quale vi costruì "un semplice romitorio od eremitaggio nella parte scogliosa a nord, con non più di cinque frati e di cui egli stesso tracciò il programma di vita, più austera che nei conventi, tutta dedita alla contemplazione entro celle scavate nel sasso, con divieto di uscirne, salvo che per le preghiere comuni, che venivano recitate nella piccola chiesa..." (ibidem). Anche lo storico L. Wadding testimonia questo evento.
In questo piccolo eremo si trattenne anche Sant'Antonio da Padova durante il suo mandato di Ministro Provinciale di Lombardia (1227-1230), "non solo per visitare i suoi religiosi, ma per ristorare il suo spirito dopo le fatiche apostoliche..." (P. Sevesi).
Nel 1422 San Bernardino da Siena soggiornò sulla stessa isola in veste di Commissario generale, ritirandosi in una caverna scavata nello scoglio sul fianco settentrionale. Spinto dalle pressanti richieste dei frati, progettò ed iniziò la fabbrica di un convento con chiesa annessa all'eremo, occupato dai suoi religiosi, detti "Frati Minori de Observantia". La costruzione della chiesa, del chiostro e delle celle fu realizzata secondo i canoni seguiti per analoghi interventi.
Durante i suoi soggiorni gardesani san Bernardino colse l'occasione per predicare nei paesi limitrofi tra cui anche Salò. Qui seppe esercitare un'intensa forza carismatica sui fedeli, tanto che questi rimasero affascinati da quel modo di predicare spigliato e scanzonato, "che sapeva colpire profondamente i vizi della sua epoca e al tempo stesso porre le fondamenta d'una salda vita spirituale" (F. Molinari).
Non c'è da stupirsi, quindi, se Salò ebbe per lo più una matrice francescana. Intorno al 1440 c'era già nella città una chiesa dedicata a san Bernardino, detta della Disciplina, situata in Borgo Belfiore e ricordata dallo storico Gratarolo. Tuttavia "per istanza degli abitanti del Borgo occidentale, accolta Ducale 24 gennaio 1476, si dava mano ad un'altra chiesa, l'attuale san Bernardino..." (Solitro).
Ricordiamo, sinteticamente, che del convento dei Frati Minori rimangono soltanto alcune vestigia in corrispondenza dell'edificio denominato "Palazzo dell'Arsenale". Anche la chiesa di cui si tratta, notevolmente raccorciata dopo il grande terremoto che colpì la Città all'inizio del secolo scorso, allorquando rimase isolata la torre campanaria e venne costruita (appunto) la nuova abside. Tracce della vecchia struttura si ritrovano negli alloggi esistenti in fregio al campanile: significativamente, alcuni affreschi in locali conventuali e lacerti di decorazioni del coro nel sottotetto degli alloggi stessi.

 

La chiesa di San Bernardino.

È situata in via Pietro da Salò, registrata al catasto con la partita 188 sal. 32 A. Quella antecedente è stata ridotta di un terzo nella sua lunghezza. La chiesa, come detto, venne costruita in seguito alle insistenti sollecitazioni delle famiglie delle Rive e delle zone vicine che si andavano popolando nel secolo XV e che lamentavano la lontananza dal Duomo, soprattutto nella stagione invernale e nei lunghi periodi di pioggia. Si diede inizio ai lavori col denaro accumulato nel corso di diversi anni e con il contributo del Comune. La chiesa fu ultimata solo alla fine del XV secolo. Lunga quasi come il Duomo, essa appariva come un classico esempio di chiesa povero-francescana, la cui architettura originale sarà modificata completamente dalla ristrutturazione, effettuata dopo il terremoto del 1901. La povertà nella decorazione rimane una caratteristica della facciata. Il campanile presenta la struttura originale nella parte inferiore, mentre quella superiore è stata rifatta in stile rinascimentale.

Oggi è possibile percepire le dimensioni originali se si guarda la chiesa con più attenzione. La torre segna il confine della precedente dimensione, come pure l'alloggio del sacerdote officiante. All'ultimo piano dello stesso si possono ancora notare alcuni affreschi e le capriate del tetto della vecchia chiesa.

La pianta è illuminata da otto finestre con vetri leggermente sfumati, diffondenti luce colorata sull'unica navata sostenuta da quattro archi a sesto acuto. Nel catino dell'abside spicca la decorazione delle tre virtù teologali, "Fede", "Speranza", "Carità", che Giovanni Verenini, pittore salodiano, dipinse nel 1914. Sotto la volta, illuminata elettricamente, gira il cornicione secentesco che, a fine restauro, è stato raccordato là dov'era interrotto nell'abside e nella parete di fondo. Nell'antica chiesa vi erano ben undici altari, compreso il maggiore, collocato all'ingresso del coro. Ai lati, due piccoli altari con nicchie e statue della Immacolata e di S. Antonio da Padova, tuttora presenti. Il pavimento del tempio era più basso di oltre un metro rispetto alla quota attuale e vi si accedeva scendendo parecchi gradini.
Le due pile dell'acqua santa, in marmo pregiato, scomparvero con il passar del tempo e con esse le numerose pietre tombali che avevano tramandato i nomi e le vicende di illustri famiglie salodiane. Si trovano tuttora (probabilmente) sotto il pavimento attuale che è collocato a livello del marciapiede esterno.
Al visitatore e al fedele si presentava un apprezzabile scenario d'arte. Il grande presbiterio era animato ed abbellito dall'organo, dal controrgano e dalle cantorie, dai due altari laterali, in finissimo marmo classico, e da quattro tele di Giovanni Bertanza (sec. XVII), riportanti episodi della vita di S. Bernardino (ora collocate alle pareti dell'altare dell'Immacolata e di S. Giuseppe).
Il coro era arricchito da due grandi tele del veronese Paolo Farinati. A seguire la tela del Bertanza "S. Bernardino che risuscita un giovane, morto per la furia di una mandria di buoi impauriti". Vecchi restauri ne nascondono la firma. Pure del Bertanza le tele di "S. Bernardino che passa a Mantova sulle acque del fiume sul suo mantello stesovi sopra". La firma scomparve in occasione del restauro, eseguito da Podavino Agustinus nel 1785. I dipinti sono oggi collocati sulle pareti del presbiterio.
Al centro faceva degna mostra, con ottimo effetto scenico, una bellissima pala incorniciata da una ancona lignea. Detta opera, attribuita in passato per errore al Moretto, è di Zenon Veronese e raffigura la Vergine in cielo col Bambin Gesù, portata dalle nubi in mezzo a due vaghissime vergini in atto di adorazione. Sul suolo altri santi a grandezza naturale, fra i quali S. Bernardino da Siena, titolare della chiesa. Alla base dell'ancona cinque quadretti, pure di Zenon Veronese.
Un tempo si trovavano esposte nella chiesa alcune tele di pregio, attualmente custodite in Duomo:
- S. ANTONIO DA PADOVA, firmato dal Romanino, del 1524 ora fra il primo e il secondo altare della navata di sinistra per chi entra nel Duomo;
- LA VERGINE ASSUNTA DAGLI ANGELI, del Celesti (1637-1706), pure in Duomo, fra il secondo e il terzo altare della navata;
- LA MADONNA COL PARGOLETTO GESÙ IN GREMBO, fra S. Bonaventura e S. Sebastiano, ancora del Romanino ora nel battistero del Duomo.
Il servizio religioso era curato inizialmente dai Padri Minori Francescani, i quali nel 1400 passarono alla riforma, sempre "francescana", di San Bernardino.
Sull'area dell'antico convento venne costruito il Palazzo dell'Arsenale ( edificio già sede della sottoprefettura e della Pretura, oggi sede dell'Ufficio unico delle Imposte e della Guardia di Finanza), che risale al 1860-1870 circa. In adiacenza, si trovavano un orto e cortili con bei porticati estesi fino al confine della trattoria Sirena.
All'inizio la chiesa fu dedicata a San Francesco, come tutte le chiese francescane. Più tardi, allorquando l'Ordine passò alla riforma di San Bernardino da Siena, prese il titolo del riformatore come attualmente. In conseguenza del grande terremoto del 1901 la chiesa rimase in disuso fino al 1910, quando venne riconsacrata nelle dimensioni attuali. La chiesa di san Bernardino è tuttora particolarmente frequentata dai fedeli che abitano la zona delle Rive e dintorni e che trovano difficoltà ad accedere al Duomo.
 

I danni del terremoto del 1901 e gli interventi successivi.

Il terremoto che colpì la città nel 1901 rese pericolante la Chiesa al punto che venne sottratta all’uso dei fedeli. Il 25 gennaio 1910, probabilmente anche a causa di infiltrazioni di pioggia ed insufficiente manutenzione, crollò il tetto della Chiesa, trascinando con sé parte della costruzione.