San Bartolomeo

La Chiesetta di San Bartolomeo è collocata all’interno della omonima piccola frazione, ubicata a nord di Salò, a mt. 480 s.l.m., su ripiani del monte che prende lo stesso nome.
Così la descrive Silvan Cattaneo nel sec. XVI: “Famosi sono S. Bartolomeo e, Serniga, ambi quasi al sommo del Monte, anch’esso S. Bartolomeo detto, da cui ha preso il nome di questo villaggio, il quale è a dirittura sopra Salò, per ispaziosii prati pieni di pomi e castagni, ed irrigati da freschissime e chiare fontane, e parimenti per grandissimi et ombrosi boschi e per adorni e fruttieri colli di viti, le quali vin dolce e delicatissimo producono, e per altri alberi nobili, che vi sono; vago, ameno, delizioso più che qualunque altro sia nei contorni del Benaco nostro”.
La frazione si andò formando particolarmente dal secolo XVI, contando una popolazione di 40 abitanti nel 1658, 48 nel 1727, 55 nel 1791, 62 nel 1805, 90 nel 1835 e nel 1848, 65 nel 1875 e nel 1908, 50 nel 1913, 53 nel 1939, 80 nel 1963, 21 nel 1971.
La frazione, un tempo accessibile esclusivamente tramite ripidi sentieri, è stata “raggiunta” nell’ultimo dopo guerra da una comoda strada asfaltata, costruita tramite cantieri di lavoro e col contributo dei frontisti. Vi sorge una interessante chiesetta dedicata all’Apostolo San Bartolomeo.

Ne dà eloquente notizia lo storico Bongianni Gratarolo, nell’opera denominata: “Storia della Riviera di Salò” della quale è rimasta qualche copia edita da Vincenzo Sabbio a Brescia nel 1599.
Alla pagina 73 della predetta “storia”, si afferma che Salò “Ha doppo le spalle un monte carico de viti, di olivi, e di altri alberi fruttiferi, che lo difende dalla Tramontana, detto monte di Santo Bartolomeo, da una Chiesa, che ci è sopra, dove il settimo delle Calende di settembre (24 agosto, festa di San Bartolomeo), si fa una festa solennissima al detto Santo, la quale festa fu celebrata nella lettera del Bonfadio, et alla quale concorrono persone assai, e da vicini e lontani paesi”.
Il Gratarolo utilizzò, per la sua “Storia”, una serie di notizie contenute nella precedente relazione manoscritta “Descrizione e Statuto della Riviera di Salò. 1580”, dell’erudito Rodomonte Domenicetti. Alla “carta” 17° della predetta relazione sta scritto che “Santo Bartolomeo è terra posta in cima ad un monte sopra Salò due miglia, la quale è di circa 20 fuoghi et ha una chiesa dedicata a Santo Bartolomeo”.
La frazione, così come la vicina Serniga, è sotto la giurisdizione del “console di questo commune di Salò (che) tien ragione fino a la somma di lire 5” (competente, cioè, per cause il cui importo non superi lire 5).
La chiesetta di San Bartolomeo è a navata unica, con copertura a capanna, senza gronde. In lato nord è annesso il volume di fabbrica del battistero e quello della piccola sacrestia. In lato sud, leggermente arretrato rispetto alla facciata, è stato costruito un corpo di fabbrica bipiano, con locali di abitazione, coperto da uno spiovente di tegole curve. Nella facciata, rimasta al rustico, si apre l’accesso alla chiesa, contornato da eleganti rifiniture in massello di pietra lavorata. Sovrasta l’accesso un oculo rustico, illuminante la sala. Alla chiesa si accede anche tramite una porta di comunicazione con i locali residenziali. La sala è divisa dal presbiterio tramite una elegante balaustra in pietra. L’elemento più importante dell’edificio è costituito dall’altare maggiore, realizzato a parete in base alla tradizione preconciliare.
Vi si accede tramite un paio di gradini. La mensa è protetta da un paliotto policromo, avente al centro i simboli della crocifissione. La pala è racchiusa in un elegante “ancona” dorata, con due caratteristiche colonne brune recanti, attorcigliati, motivi vegetali. Nel mezzo della mensa sta un elegante tabernacolo in legno, costruito in guisa di cappella, con la porticina recante una scena della deposizione di Gesù tra le braccia della Madre. Sormonta l’architrave dell’ancona una scultura rappresentante Dio Padre a braccia aperte.
La pala, opera del gardesano Giovanni Andrea Bertanza, peraltro in non buono stato di conservazione, rappresenta la Madonna col bambino in gloria, i santi Bartolomeo e Giacomo e un donatore. L’opera è firmata in basso a sinistra. Nella tela l’artista separa la Vergine della terra racchiudendola in un alone di luce orlato di nuvole grige.
In basso San Bartolo-
meo, riconoscibile per il coltello utilizzato dai suoi carnefici, indica alla Madonna il committente raccolto in preghiera. A destra, un santo apostolo porge alla Madonna un garofano, per tradizione attribuito alla Vergine e simbolo dell’amore divino. Molti elementi del dipinto, quali la struttura compositiva, la tavolozza cromatica, la distribuzione dei personaggi e i loro atteggiamenti richiamano lo stile delle pale d’altare di Palma il Giovane.
Ai lati della pala, sono collocate due tele di discreta fattura, delle dimensioni di cm. 52 x 92, rappresentanti rispettivamente S. Caterina martire e S. Giovanni Nepomu- ceno. Su una parete della navata è collocata una tela incorniciata rappresentante la Sacra Famiglia ed i Santi Antonio, Francesco ed Orsola. L’opera, in cattivo stato di conservazione, è databile fra il XVII ed il XVIII secolo. Alcuni studiosi la attribuirebbero (addirittura) al Veneziano, esule sul Garda, Andrea Celesti. All’interno della navata si trova anche una tavola da cm. 35 x 60, ben incorniciata, rappresentante la Madonna in trono con Bambino. Un’altra tela, da cm. 80 x 100, in discreto stato di conservazione, rappresenta la Visita di Maria a S. Elisabetta. L’opera è databile al sec. XVIII.
Nella controfacciata, ai lati dell’ingresso, sono collocate due tempere su tela, da cm. 70 x 82, di autore ignoto, rappresentanti rispettivamente S. Carlo in preghiera e S. Filippo Neri. Alle pareti della navata sono collocate una tela, da cm 78 x 100, rappresentante il Mistico volo di San Giovanni da Copertino (sec. XVIII), una Via crucis a stampa, da cm. 37 x 50, scandita da 14 scene, alcune stampe acquarellate rappresentanti rispettivamente S. Enrico re e Santa Giovanna, la Madonna della lettera e una Madonna bizantina, la flagellazione alla colonna.
In sacrestia sono appese anche 10 telette, da cm. 33 x 33 e 47 x 33, rappresentanti i misteri del Rosario.
La chiesa conserva anche alcune statuette di dimensioni varie e di discreta fattura, rappresentanti, rispettivamente, San Benedetto (in gesso), la Madonna di Lourdes (in gesso), due crocifissi di legno policromo.
Completano l’arredo della chiesa un confessionale ligneo del XVIII secolo, una cassapanca con alzata e 13 banchi di legno del XVII – XVIII secolo.
Il vano del battistero, arretrato rispetto alla navata, è delimitato da una ringhiera in ferro battuto. Il battistero è in pietra, ricoperto da un cupolotto sormontato dalla croce. Alle pareti del battistero, entro apposite nicchie, sono collocate statuette di santi musicisti e tedofori.
La ricchezza degli arredi liturgici, ma anche il livello artistico–popolare degli stessi, denotano come la chiesa sia stata, nei secoli, segno e testimonianza di una religiosità vissuta e partecipata.