S. Antonio da Padova

La piccola chiesa è stata costruita nel 1646, per iniziativa privata e col contributo del Comune, sopra l’area di residuo di una casa incendiata, di proprietà della famiglia Porcelli, in prossimità delle mura costruite all’epoca dal feroce Ezzelino da Romano. Si innalzava, poco distante, una torretta munita di una campana e di un orologio con il quadrante rivolto verso il lago.
Il bronzo era suonato, con bassi e lenti rintocchi, ogni volta che veniva eseguita una condanna a morte. Non a caso, poco distante ed adiacente al palazzo del Podestà, esisteva – come tuttora – una cella carceraria particolarmente tetra ed angusta. Sulla campana era incisa la data del 1445, ed era chiamata dal popolo “Rench” (arringa?). 
L’orologio, successivamente trasportato sulla torretta–cavalcavia della piazza comunale, demolita dopo il terremoto del 1901, fece mostra di sé sul campanile della chiesa di S. Antonio Abate di Campoverde, ma con le sfere immobili, fino alla collocazione del nuovo orologio, avvenuta sul termine degli anni ’50. La torre recante il “Rench”, ormai pericolante, venne demolita nel 1824, ma se ne sono conservate le tracce nel fabbricato del Collegio S. Orsola (un tempo Monastero delle suore Orsoline), attualmente ricostruito per ricavarne alloggi ed uffici. 


La chiesa, dalla sua costruzione, era officiata quotidianamente. Si reggeva su una confraternita molto litigiosa e particolarmente astiosa nei confronti delle “sorelle”: come quella di Santa Maria di Senzago o di S. Bernardino della Disciplina. 
Durante il periodo delle soppressioni, la chiesa fu sottratta all’uso religioso. Ciò avvenne dopo l’abolizione della proclamazione del venerdì santo, frequentemente funestato da disordini e da scandali. Chiesa piccola e popolare; il presbiterio e le pareti sono abbellite da una decina di dipinti artistici, giudicati dagli esperti di buona fattura, anche se di mano ignota. Le tele rappresentano episodi della vita del Santo Patrono. 
Nel 1921 si predispose un progetto per il restauro della facciata: anonimo e indeterminato. Esso prevedeva la spesa di L. 3.850. Non si sa bene come siano andati i lavori. Il progettino, tuttavia, è ben incorniciato a sinistra dell’ingresso, assieme all’elenco di una trentina di Santi le cui reliquie sono venerate nel tempietto. 
Nel piccolo coro si tenevano curate esecuzioni di musica sacra, dirette dalle indimenticabili Suore Orsoline, che lasciarono Salò verso la metà del secolo scorso. 
La chiesa non fu immune dai danni del terremoto che colpì la città nel 1901. Lo attesta una iscrizione latina che recita: “Nel 1901 lesionato, dalla pietà rinnovato nel 1907”. 
I popolani del rione ebbero cura di intervenire di volta in volta per la riparazione ed i restauri necessari, mantenendo viva una tradizione secolare. 
Spesso, durante i mesi estivi, la chiesa fungeva da “camera ardente” per i defunti periti in situazioni tragiche (sulla strada, all’estero, ecc.), in sostituzione della chiesa di S. Giovanni troppo vicina al traffico ed agli schiamazzi della quotidianità. 
Alla sinistra di chi entra è stato ricavato un caratteristico altarino dedicato alla Madonna di Lourdes. 
In occasione della ricorrenza dell’apparizione, l’11 febbraio, le due piccole campane del cortiletto residuo suonano a festa; così come il 13 giugno, festa del Santo Patrono, allorquando nell’attigua omonima piazza si organizza una vera e propria sagra popolare, con banchi per la vendita di prodotti artigianali, di dolciumi e di anticaglie varie. Nell’anniversario della festa del Santo patrono anche la Banda musicale della città allietava con un concerto particolarmente gradito dai popolani e dai numerosi visitatori.