Madonna del Carmine

Il convento ha un claustro solo piccolo di quadro perfetto tratto in volto, con due scale di pietra fuori di esso subito, che conducono in Dormitorio, qual è fabbrichato in volto l’anno 1642. De Capitali non potendo con frutti (?). Nel detto Dormitorio vi sono tredici stanze per li Religiosi, vi sono due corridori sofitati, fabbricati in parti da limosine di messe, e parte di Cappitale, per uno si va in choro, e vi sono quattro… non habitate per essere sopra lì Altari. Per altro si và alla foresteria, che sono quattro stanze, che una và nel’altra. De basso vi è la Sacrestia con il suo Camerino, inanzi ad esso vi sono due camerini, nel claustro vi è la Procureria”.

Nel 1634 aveva dodici frati. Ancora nel 1856 il dottor A. Marchioro, salodiano e il dottor B. Pezzolini di Collio pubblicavano rispettivamente un cantico e un’ode “Celebrandosi nelle Feste di Pentecoste la consueta solennità della beata Vergine del Carmine”.
Chiesa ed attiguo convento rimasero di patronato dei Rovellio. Nella chiesa vennero sepolti Giacomo III nel 1566, Gio Battista nel 1570, Francesco nel 1600, Giacomo IV vescovo nel 1606, Siviano nel 1622, Nicolò II nel 1671. Con la soppressione del convento, nel 1810, il fabbricato passò, per acquisto in proprietà, al dottor Andrea Polotti e, in seguito, all’Istituto dell’Orfanatrofio femminile, erede di quello della Misericordia, con sede presso la chiesa di S. Marta in Grola (piazza Cavour), insediatosi nel 1864.
La chiesa aveva la facciata verso Salò, sulla linea della strada per San Bartolomeo, fino al margine della strada delle Cure (del Lino); si formava, in tal modo, un piazzale che serviva anche al gioco della palla. La chiesa, ad una sola navata, era vastissima e dotata di ben nove altari. Sull’altare maggiore “splendeva” una pala del grande bresciano Lattanzio Gambara (1530–1574), successivamente venduta a Brescia. Negli altari laterali erano collocate tele raffiguranti S. Alberto, del veronese Bettino Cimaroli (1706–1770); di santa Caterina, del gardesano Giovanni Andrea Bertanza; di santa Teresa, di scuola bresciana; una statua di legno dipinto della Madonna del Carmelo; una tela con S. Francesco, di mano ignota; una statua di legno dipinto raffigurante san Giovanni Battista.

La chiesa e l’alta torre (campanaria) vennero sacrificate nel 1878 – 1879 per far posto alla nuova strada per la Riviera. Al suo posto venne costruita l’attuale piccola ed elegante chiesetta. L’interno venne affrescato dal salodiano Ottorino Benedini (Brescia 30 aprile 1874–Salò 4 settembre 1939), pittore e decoratore, allievo del Merceni e amico di Cesare Bortolotti, umile e schivo, autore di decorazioni nella chiesa della Madonna delle Rive, del Carmine, dell’Ospedale, della cappella ai Caduti nel Cimitero, della Parrocchiale di San Felice del Benaco (1937). Il Benedini, alla base della volta a cupola, ha dipinto le figure di santa Teresa del Bambin Gesù e di Santa Elisabetta di Ungheria.
Ai quattro lati della navata, dipinse gli Evangelisti e, ai lati, figure di angeli e santi. Sull’altare è collocata una statua della Madonna del Carmine, donata dal salodiano Beniamino Filippini, presidente dell’Istituto femminile. Il Filippini curò a più riprese, a proprie spese, restauri interni ed esterni della Chiesa. Sciolto l’Istituto femminile (anni ’70 del secolo scorso), il Convento passò in proprietà al Comune di Salò, che lo destinò a sede dei Servizi Socio-sanitari della zona.
Nei pressi della chiesa, in lato ovest, venne costruito, negli anni ’80 , un fabbricato ad uso parcheggio pubblico. La chiesa, grazie anche alle cure dei parroci che si sono succeduti nel tempo, viene officiata nelle ricorrenze della Vergine ed in alcune particolari circostanze liturgiche. Vi si tenevano solenni processioni quinquennali. Persiste la devota processione annuale, per voto antico, dei fedeli provenienti da Fasano, i famosi "Fasanei". Un documento, datato 1902, esposto a destra dell’ingresso, attesta che nella Chiesa ebbe sede la Confraternita della Beata Vergine del Carmelo, i cui associati erano interessati a norme ed a benefici spirituali.