La Prima Pietra

Il 7 ottobre 1453 venne collocata la prima pietra del Duomo di Salò, sull’angolo della facciata verso il lago. Una lapide, murata successivamente, ricorda l’evento con estrema laconicità: “Anno domini 1453 die 7 Octobris primis lapis huius ecclesie positus fuit in opere”.

Notizie documentarie ed alcuni dati di scavo, secondo la campagna effettuata all’esterno della chiesa in occasione dell’ultimo importante restauro, testimoniano che la nuova costruzione è sorta sul luogo dell’antica pieve; anche se, per la verità, i reperti murari ritrovati attesterebbero un diverso andamento della precedente costruzione e, precisamente, nel senso lago-monte.

Sono parimenti documentabili gli acquisti e le demolizioni di alcune abitazioni che sorgevano a ridosso della vecchia chiesa: precisamente, in corrispondenza dell’attuale piazza sulla quale si apre il monumentale portale di accesso al Duomo.

Non sono documentate le notizie relative a precedenti abbattimenti di templi di epoca romana, dedicati a Nettuno e a Cesare Augusto. Qualche studioso afferma che testimoniano tali demolizioni alcuni lacerti lapidei tuttora visibili nella zona inferiore del campanile, realizzata in gran parte con materiali di spoglio. È assodato che i costruttori del Duomo hanno recuperato buona parte dei materiali provenienti dalla demolizione della vecchia pieve. Alcune note del diario del frate Versola (Ursula), conservate nell’archivio parrocchiale, ne danno testimonianza.

Notizie interessanti si ricavano dalla Bolla di Martino V, datata 1 febbraio 1418, con la quale il pontefice, di passaggio da Mantova, incarica l’abate benedettino del monastero di Sant’Eufemia fuori le mura di Brescia di controllare la veridicità di quanto asserito dagli abitanti di Salò: se cioè la vecchia pieve fosse ormai fatiscente. In caso di corrispondenza al vero, sarebbe stato “ipso facto” delegato l’abate stesso ad autorizzare che “la detta chiesa sia ridotta ad uso moderno e riformata: e gli altari quivi esistenti siano mutati e trasferiti in altri posti del luogo”. Martino V autorizzava inoltre “l’alienazione di beni e di legati fino alla somma di cento fiorini d’oro per la riforma della chiesa stessa”. I lavori, in realtà, iniziarono molti anni dopo e, precisamente, nell’autunno del 1452 (1453 secondo il calendario veneziano). Salò era, all’epoca, capitale della Magnifica Patria di Riviera, inclusa nel territorio di giurisdizione della Serenissima Repubblica di Venezia.

Non si trattò di rinnovo della vecchia pieve, ma di un edificio progettato “ex novo”, molto più amplio, incidente drasticamente nel fitto tessuto urbano circostante, parzialmente demolito per ricavare uno spazio sufficiente al corpo di fabbrica e all’antistante piazza.