Cappella dei Caduti

Il cimitero di Salò venne realizzato espandendo in lato ovest il complesso denominato “Lazzaretto”, fronteggiante l’attuale via Tavina. L’edificio venne costruito a spese della “Magnifica Patria di Riviera”, con decreto del Consiglio Generale datato 1484. La sua realizzazione si era resa necessaria sia per isolare gli ammalati colpiti dalle ricorrenti pestilenze, sia per sottoporre a “quarantena” i forestieri e le merci provenienti da territori sospetti. 
Il terreno utilizzato per costruire il Lazzaretto era stato acquistato da un certo Gerolamo Bergamini, proprietario delle terre collocate sulla sponda del golfo fronteggiante l’abitato di Salò. Il fabbricato aveva (come tuttora) forma rettangolare, con un fronte assai allungato, un porticato rivolto a sud e strutturato su due piani, un ampio giardino recintato, con locali di servizio al piano terra e stanze di degenza allineate al primo piano.

Il complesso presenta un’aspetto architettonico assai gradevole, come conferma peraltro il vincolo monumentale decretato dalla competente Soprintendenza nella seconda metà del secolo testè concluso.

Annessa al Lazzaretto venne realizzata, nel 1514, la esistente cappella dedicata a S. Rocco (protettore degli appestati), di forma quadrata, ad un solo altare, chiusa all’ingresso da una cancellata e dotata in alto di aperture idonee all’ascolto della S. Messa da parte dei “degenti” ammassati sul loggiato.

L’utilizzo del Lazzaretto non durò per molto tempo. Infatti, dopo circa un secolo di inattività, il fabbricato venne affittato (1797) al salodiano Angelo Dalmistro che lo adibì a vetreria, creando la fornace a fianco della cappella di S. Rocco.
Narrano le cronache che una notte le fiamme, sprigionatesi dalla fonderia, incendiarono una catasta di legna, provocando danni sia alla chiesa che all’edificio adiacente. Per questo, il complesso venne tosto sistemato e restaurato, ricavandone l’abitazione del custode.
Sull’altare della chiesa è collocata una tela rappresentante S. Rocco, di discreta fattura e di autore ignoto. Il santo è rappresentato anche da una statua collocata al centro di una fontana alimentata dall’acqua di una sorgente perenne sgorgante a monte del Lazzaretto. La scultura è opera del maestro Luigi Cecchini di Milano.
In occasione della battaglia risorgimentale di S. Martino e Solferino, il nosocomio di Salò venne utilizzato come ospedale da guerra di retrovia. I feriti che non giungevano a guarigione venivano trasportati al Lazzaretto e sepolti nel recinto retrostante.
Attualmente, sulle pareti del porticato, sono murate numerose lapidi commemorative, con immagini e iscrizioni funebri, in italiano ed in latino, dettate da eruditi famosi, come il Marcelli, il Rossi, il Brunati, il Cantoni.
A seguito del noto decreto napoleonico del 1806, venne sancito il divieto di sepoltura nelle chiese e nei sagrati. Ed anche la città di Salò, che fino ad allora aveva tumulato i propri defunti in corrispondenza del Duomo e della chiesa di S. Bernardino, si trovò a dover allestire un Camposanto. La municipalità, all’epoca non provvista di eccessive risorse, decise di erigere una struttura cimiteriale sull’area posta a fianco della chiesa di S. Rocco (1810). Si trattava, tuttavia, di una soluzione provvisoria dato che sul tema si era aperta una grande discussione. Alcuni, ad esempio, proponevano di costruire il cimitero nell’ortaglia di S. Benedetto. Altri suggerivano di intervenire all’altezza di Renzano.
La discussione si trascinò per un periodo eccessivo. Per questo, fu deciso di intervenire definitivamente a S. Rocco, attraverso un progetto di ampliamento e di abbellimento. La progettazione fu affidata al celebre architetto Rodolfo Vantini (Brescia, 1792-1856), figlio di Domenico e di Oliva Leonesio. Neoclassico in arte, Vantini fu anche aperto a nuove esperienze. Romantico nei sentimenti, egli “non sfuggì all’infiammato patriottismo di molti bresciano del tempo”. Le sue amicizie e le sue frequentazioni, tanto nel bresciano che in ambito pavese e milanese, suscitarono i sospetti della polizia austriaca, al punto che il suo nome fu iscritto nel libro nero dei sospetti. L’architettura sacra trovò in Vantini un instancabile protagonista come dimostrano, oltre al Duomo nuovo di Brescia, le chiese di Iseo, Rovato, Calcinato e molte altre sparse nel territorio.
Ebbe larga e riconosciuta acclamazione nell’architettura cimiteriale: dal camposanto di Brescia a quello (appunto) di Salò, da quelli di Rezzato, Pralboino, Lodetto e Duomo di Rovato a molti altri.
Il cimitero di Salò fu progettato in stile neoclassico e realizzato a gradoni intervallati da tre ampie scalinate. Al sommo dei gradoni, compresa tra le due gallerie bipiano (peraltro non mai esternamente rifinite) è stata realizzata la cappella poi dedicata ai caduti, alla quale si accede direttamente dalle gallerie ed anche da due rampe contrapposte di scala che portano alla balconata antistante l’accesso principale. Al di sotto della chiesetta è stata, ricavata la cripta contenente i resti dei caduti in guerra.
La facciata della chiesa è rivestita di pietra bianca lavorata. L’interno con un unico altare, è attrezzato con banchi in legno ad uso dei fedeli. La copertura è costituita da una cupola con lanterna, decorata con spicchi a fresco di buona fattura. La pala dell’altare, a fresco, rappresenta il Crocefisso con ai piedi la Maddalena. Le lunette sottostanti la cupola sono affrescate, con disegni di ottima fattura, opere di Ottorino Benedini, allievo del Cresseri.
I serramento delle tre porte sono in ferro e provvisti di vetri. Ai lati dell’altare due piccolissimi vani fungono da sacrestia e da deposito. Alle pareti, come peraltro nella cripta sottostante, sono collocati i resti dei salodiani morti in guerra. Il progetto dell’architetto Rodolfo Vantini venne realizzato dal 1825 al 1852-53, sotto la direzione del nobile ing. Teodoro Arrighi di Salò.
La chiesetta del cimitero di Salò è classificata “Cimitero di guerra” e, quindi, soggetta alla giurisdizione del competente dipartimento ministeriale.
Nel primo ‘900 la struttura vantiniana venne ampliata, in coincidenza con la costruzione dell’attuale via Tavine. Fino alla realizzazione della strada, collegate Salò al territorio di Portese- San Felice del Benaco, i defunti venivano trasportati dal Duomo al cimitero con apposite imbarcazioni a remi, trasportanti – oltre al feretro – gli amici ed i parenti del defunto. Dopo la costruzione della strada, e fino agli anni ’50, funzionò un servizio di noleggio delle caratteristiche carrozze a cavalli con le quali anziani, bambini ed adulti raggiungevano il cimitero di S. Rocco.