L' Architettura del Duomo

Progettista e costruttore del Duomo fu l’architetto Filippo delle Vacche, da Caravaggio, al tempo in cui era provveditore per la Repubblica Veneta Leonardo Calbo (1451-1453) ed arciprete di Salò Giacomo da Pavia.
Il progetto architettonico si attenne al modello della chiesa veronese di Sant’Anastasia, con l’introduzione di elementi fortemente innovativi e tali da fare di Santa Maria Annunziata un importante esempio della fase di transizione tra Gotico e Rinascimentale, secondo il linguaggio architettonico lombardo.
La grande chiesa, sebbene trasformata in epoche successive, presenta ancora oggi un elevato grado di leggibilità delle sue antiche strutture. È stata realizzata, infatti, a tre navate, con crociere poggianti su dodici colonne cilindriche di pietra grigia, proveniente dalle vicine cave di Seasso, con zoccolature a base ottagonale, completate da capitelli a foglie grosse e con un cappello di forma ottagonale.
Le navate laterali terminano con due piccole cappelle ad abside poligonale fiancheggianti il coro, a sua volta coperto da una cupola emisferica a sedici costoloni. Il coro sfondava in un abside emidecagonale, preceduta da una volta a crociera traversa, ripartita in cinque spicchi sorgenti da archi d’ogiva e scanditi da costoloni.
Le cinque volte che compartiscono i campi della navata centrale, gettate a croce e cordonate da nervature toriche, sono impostate su pianta quadrata. Gli archi traversi a sesto acuto sono impostati su paraste nascenti dai capitelli delle colonne. Le volte delle navate minori hanno lo stesso sviluppo delle maggiori, ma su pianta rettangolare.


Nel loro complesso, forme e strutture danno consistenza a un edificio di netto impianto gotico.
La navata maggiore è larga mt. 9,90; il diametro delle colonne è di un metro. Anche il pavimento, a marmi policromi, è quello originale. Lo storico Bongianni Gratarolo, nella “Historia della Riviera di Salò” (Brescia, 1599), ne fa una ammirata descrizione: “Il suolo è lastregato di pietre polite, e piane di varij colori nere,La navata maggiore del Duomo è alta mt. 22, le minori mt. 14. La lunghezza della chiesa, dalla soglia del presbiterio, è di mt. 45; il presbiterio e l’abside (nella struttura attuale) misurano complessivamente mt. 16,80. bianche, bigie, rosse, azzurre e macchiate; le forme sono ancora diverse; non pur come quelle del nobile Geometra del Petrarca, “Di triangoli, e tondi e forme quadre”, ma appresso di mandorlato, di duo triangoli, di sestili, di ottangoli e di altre distinte in opera, a parte et commesse con certi ordini, che fanno bellissimo vedere”.
L’immissione della luce in uno spazio così calibrato era in origine assicurata da un ordine di finestre ogivali aperte sulle pareti delle navate minori. Tali aperture erano sormontate da un secondo ordine di finestre meno ampie, aperte al sommo della navata maggiore.
Questo primitivo dosaggio di luce venne a mancare a causa delle trasformazioni imposte da San Carlo, nel sec. XVI, allorquando vennero aperte le cappelle laterali. Le grandi finestre sul fianco a monte (lato aquilonare) vennero completamente murate, mentre quelle sul fianco verso il lago vennero trasformate.
Nella navata meridionale spiccano le cornici di gusto lombardo di due finestre: una con formelle a fioroni e con una figura di profeta al sommo dell’ogiva; l’altra con due figure maschili (un giovane armato e uno in veste da caccia) inserite in motivi a candelabro.
Dal lato meridionale della chiesa, a lago, risulta ben visibile l’articolazione architettonica dell’edificio, con l’alta navata centrale, finestrata, a muratura mista, contrastante con i perimetrali in laterizio, e la cupola sul tiburio circolare. A proposito di materiale laterizio, narrano le cronache che i costruttori avessero aperto addirittura una fornace in quel di Portese e che una flotta di barche a remi garantisse il rifornimento del grande cantiere.