Riflessioni

 

Figlio del Padre,
Cristo che vivi in noi,
tu sei la speranza
della nostra gloria.
Vivi in noi,
rendi la nostra vita
simile alla tua vita.
Vivi tu in me,
prega tu in me,
soffri tu in me,
non desidero altro.

 

                   Karl Rahner


     

 

 



          

PRIMA SETTIMANA SECONDA SETTIMANA TERZA SETTIMANA
QUARTA SETTIMA
INTRODUZIONE

    C'era una volta un bambino di nome Charlie.
La sua mamma e il suo papà lo amavano moltissimo. Aveva molti amici con cui giocare, tra cui una bambina con un bel sorriso, e un cane che lo portava in giro a passeggio. Ma Charlie non era del tutto felice, perchè la vita non gli sembrava perfetta. Dopotutto, i genitori gli facevano fare le faccende, gli amici a volte gli rompevano i giocattoli, e perfino il cane gli aveva attaccato due volte le pulci. Così, un giorno, Charlie ebbe un'idea. Salì in soffitta e tirò fuori una valigia. Era pesante, aveva cinture robuste ed era in grado di contenere moltissime cose importanti. Charlie la spolverò e la trascinò nella sua cameretta.
“ A cosa ti serve la valigia, Charlie?”, chiesero la mamma e il papà.
“ Sto per chiuderci tutto il mio tempo”, disse Charlie, “ e viaggerò fin quando non troverò qualcosa di perfetto per occuparlo”.
“ Sei sicuro?”, domandarono preoccupati i suoi genitori.
“Si”, disse Charlie.
E a impacchettare il suo tempo si mise: iniziando dai grandi, voluminosi decenni, per passare gli anni rotondi e schiacciati, i quadrati, soffici mesi, le triangolari, luccicanti settimane e i giorni sfilacciati, un sacco di morbide ore di seta e i minuti sgualciti. Charlie spinse dentro anche un mucchio di minuscoli secondi per il viaggio, benché  non sembrava che volessero partire. Chiuse la sua valigia e strinse forte le cinghie. Il giorno dopo all'alba, Charlie trascinò a sua valigia di sotto.
“Arrivederci, mamma. Arrivederci, papà”.
“Arrivederci, Charlie”, risposero i suoi genitori con le lacrime agli occhi.
“ Per favore prendi il mio berretto”, gli disse la sua amica carina, che  s'era affrettata per vederlo. E così Charlie se ne andò a cercare qualcosa di perfetto che lo rendesse felice.

Camminava e camminava,
dormiva e dormiva
con la sua pesante valigia accanto
che lo faceva sentire felice.
Perchè poteva dire a se stesso:

Il mio tempo è al sicuro nella mia valigia,
non posso proprio sbagliarmi -
Troverò presto qualcosa di perfetto
per trascorrerlo tutto!

Una mattina, Charlie camminava accanto a una bella foresta. Api ronzanti, scoiattoli a far provviste e tacchini gloglottanti, e persino qualche daino con gli occhi sbarrati, uscirono per vendere se lui voleva trascorrere il suo tempo con loro. Charlie posò la valigia e si mise a pensare.
Ma in quel momento sentì u ramo cadere, e non voleva farsi male.
Allora la foresta no era del tutto perfetta, e Charlie cosse la testa, raccolse l valigia e si rimise in viaggio.

 

Camminava e camminava,
dormiva e dormiva
con la sua pesante valigia accanto
che lo faceva sentire felice.
Perchè poteva dire a se stesso:

Il mio tempo è al sicuro nella mia valigia,
non posso proprio sbagliarmi -
Troverò presto qualcosa di perfetto
per trascorrerlo tutto!


Un giorno Charlie camminava attraverso un deserto ventoso. Cammelli sputacchianti, lucertole striscianti e lepri saltellanti e perfino una pacifica volpe si avvicinarono per osservarlo prendere la sua decisione. Charlie posò la valigia e pensò. Ma il sole bruciava intensamente, e Charlie preferiva l'ombra. Neanche il deserto era del tutto perfetto, e Charlie scosse la testa, raccolse la valigia e si mise in viaggio.

 

Camminava e camminava,
dormiva e dormiva
con la sua pesante valigia accanto
che lo faceva sentire felice.
Perchè poteva dire a se stesso:

Il mio tempo è al sicuro nella mia valigia,
non posso proprio sbagliarmi -
Troverò presto qualcosa di perfetto
per trascorrerlo tutto!


Un pomeriggio Charlie camminava lungo un oceano scintillante. Balene giganti, foche spruzzanti e anguille sguiscianti e perfino il muscolo plancton fecero capolino dall'acqua per vedere ciò che faceva. Charlie lasciò andare la valigia e rifletté. Ma vide l'acqua profonda, e non sapeva nuotare. Nemmeno l'oceano era perfetto, e Charlie scosse la testa, raccolse la valigia e si rimise in viaggio. 

 

Camminava e camminava,
dormiva e dormiva
con la sua pesante valigia accanto
che lo faceva sentire felice.
Perchè poteva dire a se stesso:

Il mio tempo è al sicuro nella mia valigia,
non posso proprio sbagliarmi -
Troverò presto qualcosa di perfetto
per trascorrerlo tutto!

Man mano che Charlie camminava passavano in rassegna un sacco di lavori migliaia di libri, innumerevoli cinema e strumenti musicali da suonare, ogni sorta di passatempo e di tipo di sport, molte lingue straniere e le meraviglie del mondo. ma nulla era esattamente ciò che stava cercando. Niente era perfetto. Così teneva il tempo chiuso e continuava a viaggiare.
Finché una notte, era ormai un uomo anziano e stanco, Charlie capì che era solo. Più di ogni altra cosa al mondo, aveva bisogno di qualcuno con cui parlare. Aveva viaggiato nell'oscurità, s'era arrampicato al chiaro di luna e aveva camminato sotto le stelle.  E alla fine giunse a casa. Anche la ragazza carina, che era ancora la più carina che Charlie avesse mai visto, ora era anziana. Charlie  posò la valigia e le disse: “Ho deciso di utilizzare il mio tempo, i miei decenni, gli anni, i mesi, le settimane e i mie giorni, le ore, i minuti e anche i secondi. Sono pronto  usarli tutti, e voglio farlo  a casa con gli amici. Con te”. Slacciò l valigia cha aveva contenuto il suo tempo tanto a lungo e la svuotò. Ma solo un quadrato, soffice mese cadde ai terra. “Dove è andato a finire tutto il  mio tempo?”, gridò Charlie.
Benché scuotesse la valigia e cercasse in ogni angolo, ruzzolarono fuori solo minuscoli secondi. “E' possibile che il mio tempo sia scivolato fuori dalla valigia?”, chiese. “Sicuramente non i decenni – erano così grandi e voluminosi! E i miei anni! Non capisco!”.
“Charlie, non è la valigia il problema”, gli disse l'amica. “Non puoi conservare il tempo”. “Ma”, insisté Charlie, “il mio era chiuso per bene..”, e s'interruppe. “E' davvero questo tutto il tempo che mi è rimasto?”, chiese. “Si”, rispose lei. Charlie non sapeva che fare. “Vieni a sederti vicino a me”, gli disse l'amica. Gli fece posto di fianco a sé tra un gruppo di amici di fronte a un fuoco  scoppiettante. Allora Charlie i sedete.
Gli amici parlavano di tutte le cose meravigliose con le quali avevano passato il proprio tempo:
belle foreste,
deserti ventosi e oceani scintillanti,
lavori, libri, film e musica,
hobby, sport, lingue e meraviglie.
Ma Charlie, che se le era fatte tutte sfuggire, non disse nulla. Perchè sono qui?, pensava. Tutti gli altri hanno utilizzato il proprio tempo. Io no.
Ma proprio allora qualcuno chiese:
“Chi lo sa come sarebbe la vita se si fosse conservato tutto il tempo?”.
Ci fu un gran silenzio nel gruppo Nessuno degli altri lo aveva fatto, perciò nessuno conosceva la risposta.
Ma Charlie sì. L'amica lo incoraggio a raccontare dei suoi viaggi. Lui lo fece. Tutti gli posero un  mucchio di domande, a cui loro risposero. Anche lui fece un mucchio di domande a cui loro risposero. E tutti risero, gioirono e scherzarono e urlarono, gridarono e si abbracciarono mentre il mese svaniva. E mentre Charlie dedicava i suoi ultimi minuscoli secondi ai suoi amici, era amato. E amava. Forse non era stato perfetto, ma era felice.

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